“C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” ammoniva Qohelet, così come “c’è un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per uccidere e un tempo per guarire...”.
Dalla finestra sul sagrato di San Pietro, alla folla dei pellegrini della domenica Benedetto XVI ha chiesto di pregare per lui: «Perché possa compiere fedelmente l’alto compito che la Provvidenza mi ha affidato quale successore dell’apostolo Pietro». Pregate per me, ha detto il Papa, e la sua domanda ha fatto il giro del mondo e delle redazioni dei giornali. Che il Papa abbia paura?, si è chiesto qualcuno.
La comunità cristiana palestinese in Terra Santa segue con spasmodica attenzione quanto avviene a Gaza. Morti, feriti, case abbattute, fame, sete… e la macchina della guerra non si ferma. Waseem Saba, un buon cattolico, è morto dieci giorni fa sotto le bombe; qualche giorno dopo è morta anche Cristine, aveva solo 14 anni. La chiesa latina è stata colpita, la scuola parrocchiale; anche, le suore sono costrette a fuggire da Gaza, e niente tregua. L’Onu insiste e arriva la Risoluzione 1.860, ma poi? Per Israele le risoluzioni dell’Onu sono solo carta straccia? E intanto i civili indifesi continuano a morire.
Per una domenica il centro Villa Nazareth di Trapani si è svuotato. Maria Concetta, l’assistente sociale che si è occupata dei 250 ospiti – tutti richiedenti asilo in attesa che venga loro riconosciuto lo status di rifugiati politici – aveva appuntato minuziosamente nomi e cognomi, orari per gli spostamenti.
Giuni Russo «ha compreso il linguaggio dell’Amore Divino e lo ha cantato » ricordano le note di copertina di «Cercati in me», l’album con cui il mondo della musica si riappropria dell’eredità della 'voce' siciliana, a cinque anni dalla prematura scomparsa.