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Domenica 26 Ottobre 2008 23:26

Cenacolo di poesia dialettale "V. Ancona"

Nasce il 1° Marzo 2008, con l'intento di recuperare un grande patrimonio poetico e linguistico castellammarese per consegnarlo alle nuove generazioni. I poeti di tale cenacolo si riuniscono ogni 15 giorni nella sede dell'Associazione Triquetra e, oltre a declamare le proprie poesie, progettano interventi e momenti culturali esterni, con lo scopo di risvegliare nella popolazione castellammarese l'interesse e l'amore per questa forma artistica che è la poesia in dialetto.

CenacoloGià il 23 Ottobre il presidente del Cenacolo preside Ciccio Leone, insieme ai poeti Giuseppe Gerbino e Cristiforo Ancona, hanno incontrato gli alunni e i docenti della Scuola Media "Pascoli" e li hanno intrattenuto con le loro poesie.
Una prima selezione poetica è stata indetta dal Cenacolo per gli studenti delle Scuole Medie e Superiori della città e, durante le festività natalizie, ci sarà la consegna dei premi ai vincitori presso il teatro Apollo.
Intanto si sta recuperando un notevole patrimonio di poesie inedite di tanti bravissimi e poco conosciuti poeti, quali Vito Turriciano.
Il Cenacolo intitolato a Vincenzo Ancona ha voluto ricordare un poeta castellammarese, emigrato negli U.S.A. e morto di recente, che tanto ha amato il suo paese. Chi era Vincenzo Ancona.
Vincenzo AnconaVincenzo Ancona è nato a Castellammare del Golfo, provincia di Trapani, nel 1915. Emigrato negli Stati Uniti nel 1956, con la moglie Virginia e quattro figli, si stabilì nella zona di Bensonhurst, a Brooklyn, vicino parenti e paesani. Dapprima lavorò in una fabbrica di scope, poi presso un gioielliere. "Avevo il peggior lavoro di tutti gli Stati Uniti", dice Ancona. "Ho sofferto diciassette anni in una fabbrica; era orribile solamente entrarci! Cucivo scope. È stato un miracolo aver trovato quel lavoro, ma non ci voglio neanche pensare!".
Fu proprio in quel periodo che Ancona scrisse le poesie più divertenti e tristi, satire sull'insidie della lingua e le assurdità nate dallo scontro di un immigrante con l'America; i ricordi della Sicilia, le feste di Castellammare come quella di San Giuseppe e di Natale; fantasie come "Lu Merlu Sicilianu", in cui il poeta penetra nelle sofferenze di un merlo in gabbia. Durante i primi anni d'America, la nostalgia per il proprio paese diventa tema centrale e fonte d'ispirazione di gran parte della sua produzione poetica.
"Per amare si deve sentire il desiderio. Si deve essere lontani. Ecco dove comincia la canzone. Perché scrivo del mio paese? Perché ne sento il desiderio! Quando ero là, non scrivevo. Ora anche una fotografia, una cartolina del panorama può farmi sentire il vero amore che sento per il mio paese. Ciò che scrivo è amore."

 

 

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