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Mercoledì 15 Ottobre 2008 21:15

Il Movimento Ecclesiale Carmelitano


Il MEC (Movimento Ecclesiale Carmelitano) storicamente ha inizio quando, nel 1993, alcuni consacrati carmelitani hanno deciso liberamente di legarsi, anzitutto fra loro, con una più stretta esperienza di comunione, per aiutarsi sia nel modo di concepire e vivere la Chiesa, sia nella maniera di costruirla, sia nel condividere le responsabilità apostoliche affidate a ciascuno, sia nel modo di rinvigorire e approfondire il Carisma, sia nel desiderio di parteciparlo ai laici in maniera rinnovata e adatta ai nostri tempi.

A questa loro scelta hanno aderito immediatamente alcuni laici, che non hanno chiesto di fruire soltanto del Carisma, ma di condividerlo più da vicino, nel rispetto della loro vocazione, in modo da poter vivere assieme l’esperienza ecclesiale fraternamente legati in un vero Movimento, che ha per responsabile ultimo un consacrato.
Nel suo nome il MEC vuole sintetizzare i contenuti che si propone.

È un Movimento non in quanto categoria sociologica, ma in quanto categoria specificatamente ecclesiologica. Si propone, infatti, di partecipare allo stesso movimento che è la Chiesa: l’Amore del Padre, nel Figlio, per mezzo dello Spirito Santo si incarna, si fa storia nella Chiesa. E la Chiesa cammina per portare questo Amore a tutti gli uomini, per muoverli alla fede, alla Carità verso i fratelli, perché rispondano cioè a loro volta all’Amore di Dio. Chiaramente il MEC, attraverso il dono del proprio Carisma, desidera essere un luogo in cui questo Amore è tangibile e in cui chi lo incontra è accolto per essere messo a sua volta in movimento.

È Ecclesiale perché, oltre a ciò che è stato detto, è suo intendimento: trasmettere un grande amore per la Chiesa in quanto Madre (i Santi carmelitani hanno sempre riconosciuto come proprio posto il cuore della Chiesa, il posto più intimo d’Essa); vivere di tutti i doni istituzionali e carismatici di cui essa è dotata, in particolare accogliendo e rispettando, nella loro specifica identità, le diverse vocazioni e i diversi stati di vita. La sua attenzione è, poi, rivolta all’impegno solenne che ogni Movimento ha ricevuto dal Papa in questo passaggio al terzo millennio: prendere parte attiva al grande progetto della “Nuova Evangelizzazione”. Ed il suo tessuto di base è rappresentato dal laicato, perché è soprattutto attraverso i laici che la Chiesa deve realizzarsi e rendersi presente nel mondo.

È Carmelitano in quanto questo Carisma, “antico” di circa ottocento anni di vita, finora quasi sempre innestato su una antecedente consacrazione verginale, viene ora offerto alla partecipazione dei laici, non nel senso che loro si accostino, come possibile, alla esperienza dei consacrati, ma lasciando che essi lo vivano nella loro condizione laicale. Il Carisma è un dono ulteriore della Spirito per vivere il proprio battesimo. Va accolto con gratitudine da parte di chi lo riceve. Costituisce quella novità che aiuta a conoscere e ad amare sempre più Cristo. Secondo le aspettative del Papa sui carismi degli Istituti religiosi condivisi dai laici, può introdurre i laici in una esperienza più diretta dello spirito dei “consigli evangelici”; li può condurre verso inattesi e fecondi approfondimenti del Carisma stesso; e può impreziosire ulteriormente il Carisma per il loro contributo, la loro secolarità (appartenenza al mondo) ed il loro specifico servizio.

Il Carisma Carmelitano, depositato nella regola carmelitana, nei Santi carmelitani (S. Teresa d’Avila, San Giovanni della Croce, S. Teresa di Lisieux, ecc.), nei loro scritti e nelle comunità carmelitane di fatto esistenti, propone l’ideale di una personalità Mariana, capace cioè di rivivere Maria nel mondo di oggi: portatrice del Mistero fatto carne, attenta custode della Parola, pronta alla generazione del Verbo, partecipe della Passione del Figlio. Una personalità che concepisce la vita intera come preghiera; che si concepisce sempre come Chiesa, in atto originario di dimostrare amore a chi soffre, nella maniera richiesta dal proprio stato di vita e dalla propria condizione, perché Cristo sia generato in sé, negli altri, nel mondo. Perciò nel Movimento si vuole che il Carisma incontri i laici anche attraverso la sua storia, agiografia e dottrina, ed attraverso la sua tradizione. È compito dei consacrati aver cura di questa trasmissione, affinché i laici si sentano carmelitanamente chiamati a coltivare la mistica del cuore e la mistica della compagnia, cioè l’incontro con Dio, in se stessi e negli altri, al massimo livello possibile di profondità, in modo da trasformare ogni attimo della propria vita in preghiera.

Andando a fondo nel Mistero di Cristo che abita nel nostro cuore, come in Maria (Mistica del cuore), accade che i laici carmelitani possano sperimentare come, dentro la loro condizione di vita, nelle loro quotidiane esperienze, tutte le cose si trasformano in dialogo con quel Dio da cui sanno di essere amati. Ogni istante può essere offerto al Signore, ogni circostanza vissuta per Lui, ogni errore consegnatoGli perché sia perdonato. Non più un io protagonista condurrà le cose, ma un io abbandonato a Chi è Signore del cuore di ciascun uomo. Una vita normale, diremmo “come tante”, potrà umilmente diventare una vita eccezionale, perché vita di preghiera, pur tutta incarnata nella realtà. A questa vita di preghiera non si potrà chiedere la soluzione di tutti i problemi propri di ogni uomo, delle sue angosce, delle sue preoccupazioni (non è questo che si vuole), ma una posizione del cuore che sa portare davanti a Dio ciò che lo rallegra, lo turba o lo stanca; una posizione del cuore che sa condurre a Dio tutto ciò che caratterizza una vita vissuta nel “secolo”, cioè nel mondo: la famiglia innanzitutto (a cui il MEC ha particolare attenzione), il lavoro e tutti i molteplici interessi e doveri tipici della vita laicale (cultura, politica, scienza, tecnica, opere di assistenza ecc.). Un laico carmelitano oltre ad amare e ad avere cura di tutto quello che gli appartiene per vocazione lo offrirà a Dio come preghiera.

Una pedagogia carmelitana educa innanzitutto ad un senso acuto e ad una difesa appassionata della dignità dell’uomo e della sublimità della sua vocazione cristiana: si è preziosi, nonostante la fragilità. In particolare per il laico carmelitano ciò potrà significare difendere la qualità di dono dell’esistenza stessa, e come tale di misericordia.

Per concludere, la costituzione di fraternità carmelitane laicali, che vivano secondo questo spirito e che siano luoghi di reciproco sostegno e di verifica del proprio cammino, è un livello da raggiungere con pazienza, ma necessario a garantire a questa storia già iniziata continuità e fedeltà.

Le varie comunità del Movimento sono presenti a Brescia, Trento, Verona, Treviso, Roma, Bruxelles, Libano; in Sicilia a Catania, Enna, Palermo, Castellammare del Golfo e Alcamo. Ad esse ci si può rivolgere per avere un’informazione più completa.

P. Tarcisio Favaro

O. C. D.

 

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